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ITALIA 🇮🇹

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📷 @cris_discovers 📍 #Roma ⠀ A Monteverde, in fondo a Via del Maglio, si ammira una piccola ma graziosa Cappella Mausoleo della famiglia Pamphili. La strada è raggiungibile dopo aver attraversato prima l’ingresso monumentale della Villa in Via di San Pancrazio 10 poi il cosiddetto Arco dei Quattro Venti, e fiancheggiato a destra le antiche Scuderie della ex Villa Corsini sulla prospiciente Valle dei Daini. Alfonso Doria Pamphili, spinto dal desiderio di accogliere le spoglie del padre e del fratello in una struttura che rispondesse all’altezza del nome di famiglia “pari all’entità dei patrimoni lasciati da costoro” e che fosse importante anche dal punto di vista architettonico, commissionò nel 1896 all’architetto bolognese Odoardo Collamarini una cappella in stile neo gotico terminata nel 1902, sull’area della Fontana dei Delfini, distrutta nel 1849 durante le guerre risorgimentali tra garibaldini e francesi. Abbandonata all’incuria della vegetazione per moltissimi anni, nel maggio 2006 la cappella fu ripulita e riaperta alla sola cerimonia del sabato pomeriggio alle ore 17.00, e fu recintata da una struttura in ferro battuto, per preservarla dagli atti vandalici. È costituita da una scalinata in marmo che conduce al portico a cuspide in laterizio, dal timpano, dal transetto con i due ingressi laterali e da un campanile a vela decentrato. Probabilmente la pianta è a croce greca e si sviluppa su due livelli Sul piano della strada il prospetto è arricchito da una scalinata che conduce al portale in legno il cui archivolto a crociera è finemente stuccato. Nella parte superiore dei due piloni frontali sono ben visibili gli stemmi delle nobili famiglie che la detengono ancora come mausoleo privato: a destra la colomba dei Pamphili e il giglio degli Aldobrandini, a sinistra l’aquila con le ali spiegate della famiglia Doria. La notorietà di Villa Pamphili non è soltanto nella sua bellezza naturalistica ma anche nelle strutture architettoniche erette all’interno del parco e la cappella ne risulta essere un elemento caratteristico grazie al suo prospetto ricoperto di tessere musive dorate che riflettono con la luce del sole. ⠀ 📝 #ig_italia #italia
📷 @mirrmoge 📍#Pisa #Buongiorno ragazzi, quando si nomina Pisa si pensa subito alla famosa Torre Pendente.....monumento che ha assunto importanza nei secoli per via della sua accentuata pendenza che ha fatto preoccupare e allo stesso tempo, ha attratto la curiosità di numerosi esperti e di semplici turisti. Posta su un terreno argilloso e sabbioso, sembra cominciò ad inclinarsi fin dall'edificazione del terzo piano tanto che si dovettero sospendere i lavori per poi riprenderli anni dopo, costruendo i piani successivi con una curvatura in senso opposto alla pendenza. Il progetto originale si pensa sia stato di Diotisalvi, che nello stesso periodo stava costruendo anche il Battistero. La costruzione continuò fino al completamento nel 1350, raggiungendo un'altezza di circa 56 metri e un peso di 14.523 tonnellate, riuscendo a mantenerla in equilibrio perché la verticale che passa per il baricentro cade all'interno della base di appoggio. I piani complessivi sono 8, circondati da una loggetta con archi a tutto sesto, che riprendono il motivo della facciata della cattedrale e poichè la torre ne costituisce appunto il campanile, vennero collocate 7 campane: Assunta (la più grande che pesa 3620 kg), Crocifisso, San Ranieri, Dal Pozzo, Pasquereccia, Terza, Vespruccio, le quali suonano ancora oggi prima delle messe in Duomo ed a mezzogiorno tramite un sistema elettronico e che un tempo era adibite ognuna ad un momento della giornata liturgica. 👍 Segui tutte le storie nella nostra pagina Facebook 📝 #ig_italia #italia #instagramitalia #ig_italia_borghiecitta #italy #goodmorning
📍 #Eclissi #luna ⠀ Questa notte, quando in Italia saranno le 3:30, ci sarà un’eclissi totale di Luna. L’eclissi si potrà vedere in tutto il paese, nuvole permettendo, e raggiungerà il suo massimo intorno alle 6, quindi prima dell’alba e con il cielo ancora scuro per osservarla al meglio. Anche se le eclissi lunari non sono un fenomeno molto raro, negli ultimi anni quelle visibili dall’Italia non sono state molte, quindi quella di lunedì sarà una buona occasione per recuperare, soprattutto se non siete riusciti a osservare quella molto fotogenica del 27 luglio 2018, la più lunga di tutto il Ventunesimo secolo. Con la parola “eclissi” si definisce l’occultamento di un corpo celeste, totale o parziale, dovuto a un altro corpo celeste. Nelle eclissi lunari, il corpo celeste a occultare la Luna è la Terra: questa attraversa il cono d’ombra prodotto dal nostro pianeta, quando si trova tra la Luna e il Sole, dal quale proviene la luce che di solito illumina la Luna. Un’eclissi si verifica solamente quando la Luna è in opposizione rispetto al Sole (plenilunio, la cosiddetta “Luna piena”). Quando la Luna passa interamente attraverso il cono d’ombra creato dalla Terra si ha un’eclissi totale; se invece la Luna ne intercetta solo un pezzo, allora parliamo di eclissi parziale. Rispetto alla Luna dell’eclissi del luglio 2018, quella di lunedì 21 gennaio apparirà più grande del 14 per cento circa in cielo. Meteo permettendo, l’eclissi sarà normalmente visibile a occhio nudo, ma per vederla meglio si può ricorrere a un telescopio o a un buon binocolo. Il consiglio è di allontanarsi dai centri abitati, in modo da osservare il cielo con un minore inquinamento luminoso. Secondo il sito astronomia.com, gli orari dell’evento sono i seguenti: * P1 = 03h 36m : primo contatto penombra * U1 = 04h 34m : primo contatto ombra * U2 = 05h 41m : inizio fase totale * G = 06h 13m : fase massima dell’eclissi * U3 = 06h 44m : fine fase totale * U4 = 07h 52m : ultimo contatto ombra * P4 = 08h 50m : ultimo contatto penombra ⠀ 👍 Segui tutte le storie nella nostra pagina Facebook 📝 #ig_italia #italia #ig_italia_borghiecitta #italy #eclissilunare
📷 @maxlazzi 📍 #Lucca ⠀ Quella che vedete è una locomotiva a vapore tradizionalmente composto di due carrozze, la “Centoporte”, risalente agli anni ’30 del secolo scorso e la “Corbellini”, risalente invece agli anni ’50. Le due carrozze vengono trainate da una locomotiva a vapore Gr. 740, che appartiene ad un lotto di locomotive progettate nel 1905, costruite in 470 esemplari ed utilizzate a partire dal 1911 fino al Secondo Dopoguerra Una locomotiva elettrica d'epoca rimessa su rotaie da FS in occasione del viaggio storico verso Castelnuovo di Garfagnana per la visita del suo centro storico e della Fortezza di Mont'Alfonso. Si tratta di un’esperienza certamente imperdibile per tutti coloro che vogliono vivere o rivivere le emozioni nostalgiche della classica locomotiva sbuffante o anche per i semplici appassionati di fotografia. La rievocazione storica si tiene ormai abitualmente due volte all’anno, nella prima domenica di dicembre, quando a Castelnuovo Garfagnana si celebra la Festa della Castagna e il lunedì di Pasquetta, permettendo di variare la classica gita fuori porta in una chiave un po’ particolare. Questa occasione speciale permette ogni volta, a quasi 500 persone, un tuffo nel passato, un viaggio in un ambiente d’altri tempi (grazie alle caratteristiche panche di legno presenti nelle vetture) e a una velocità contenuta, che consente ai viaggiatori di ammirare approfonditamente e apprezzare i bucolici paesaggi che li circondano. Infatti, il treno, dopo essere passato da diverse stazioni della Liguria, della Lunigiana e della Versilia, si immette sulla linea ferroviaria Lucca-Aulla, caratterizzata da una grande importanza e bellezza, sia dal punto di vista architettonico che dal punto di vista paesaggistico. La via ferrata attraversa uno dei più particolari e suggestivi territori della Regione, “il cuore verde della Toscana” e regala, ad ogni corsa, meravigliosi scenari che meritano di essere scoperti e contemplati in ogni periodo dell’anno. ⠀ 👍 Segui tutte le storie nella nostra pagina Facebook 📝 #ig_italia #italia #ig_italia_borghiecitta #italy
📷 @s_101 📍#Riomaggiore ⠀ Riomaggiore è la più orientale delle Cinque Terre, primo borgo che si incontra arrivando da La Spezia, situato nella stretta valle del torrente Rivus Maior, ora coperto. Strutturato a gradoni come i borghi situati in valli torrentizie il paese risale secondo la tradizione all’VIII secolo, fondato da un gruppo di profughi greci in fuga dalla persecuzione iconoclasta di Leone III l’Isaurico. Le abitazioni, tinteggiate con i tipici colori liguri, seguono lo schema delle case-torri, sviluppate in altezza su tre o quattro piani, legate le une alle altre in schiere parallele. L’accesso alle case è possibile oltre che dall’ingresso principale, dal retro all’altezza dei piani superiori. Nella parte alta si trova la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, costruita nel 1340 per ordine del vescovo di Luni. L’oratorio dei Disciplinati è del XVI secolo, mentre dalla parte opposta in posizione elevata vi sono i resti del castello del XV-XVI secolo. A Riomaggiore ha inizio la Via dell’Amore, fino a Manarola, una strada pedonale molto suggestiva, dove si ammirano splendidi paesaggi, tra il rumore delle onde che si infrangono sugli scogli e l’aria salmastra. ⠀ Approfondisci la conoscenza del territorio ammirando altre splendide foto come questa, seguendo le community @ig_liguria_ & @ig.cinqueterre Per entrare a far parte della nostra gallery utilizzate il nostro hashtag ufficiale e taggate le vostre foto. ⠀ 👍 Segui tutte le storie nella nostra pagina Facebook 📝 #ig_italia #italia #ig_italia_borghiecitta #italy
📷@alberto_sadini 📍 #Assisi ⠀ È lì, da otto secoli, in uno degli affreschi del ciclo pittorico che segna l'inizio dell'arte figurativa occidentale, e nessuno finora se n'era accorto: nella ventesima scena della Vita di San Francesco, dipinta da Giotto nella Basilica superiore di Assisi, c'è il profilo di un demone, con due corna scure, che emerge dalle nuvole sospese fra la scena della morte di Francesco, in basso, e la scena dell'assunzione della sua anima in cielo. A scoprirlo è stata la storica Chiara Frugoni, grande specialista francescana, dandone notizia in un articolo che sarà pubblicato nel prossimo numero della rivista San Francesco Patrono d'Italia, edita dal Sacro convento d'Assisi, diretta da padre Enzo Fortunato(clicca qui per vedere il video). La Frugoni - che sull'interpretazione di quel particolare avanza alcune ipotesi - è invece sicura del fatto che questa scoperta è destinata a fissare un nuovo inizio della ''manipolazione delle nuvole'' da parte di un pittore. ''Fino ad oggi, infatti - osserva la storica - il primo pittore che pensò di trattare le nuvole era ritenuto Andrea Mantegna che nel suo San Sebastiano, dipinto nel 1460 (oggi conservato nel Kunsthistorisches Museum a Vienna), mostrò sullo sfondo del cielo un cavaliere che emerge da una nuvola. Ora, questo primato del Mantegna non è più tale''. 👍 Segui tutte le storie nella nostra pagina Facebook 📝 #ig_italia #italia #instagramitalia #ig_italia_borghiecitta #italy #assisi
📷 @ginpet72 📍 #Fornelli ⠀ Al viaggiatore in cerca dei borghi più belli d’Italia suggeriamo di visitare il suggestivo borgo di Fornelli, ricordato come il paese dalle sette torri. Situato in Molise, nella provincia di Isernia, il paese possiede una cinta muraria medievale tra le meglio conservate del Molise e un impianto urbanistico che ancora ricalca quello originario. Oggi, il paese offre tre profili urbanistici tra essi collegati. I primi due, i più antichi, comprendono la Chiesa Madre, il Palazzo e le sette torri (le mura difensive che attorniano il primo assetto urbano, cui si accede tramite una imponente porta principale, un tempo munita di ponte levatoio e di fossato). Il terzo, la parte attuale, si estende fino a valle. Fornelli è circondata di ulivi e produce un olio fruttato e leggero dalle eccellenti qualità, che lo rendono fra i più apprezzati del Molise. ⠀ 👍 Segui tutte le storie nella nostra pagina Facebook 📝 #ig_italia #italia #ig_italia_borghiecitta #italy
📷 @dorpell 📍 #Burano Una delle più famose leggende di Burano narra che un antico pescatore promesso sposo, durante un'uscita in mare verso l'oriente, venne tentato dal canto delle sirene. L'uomo resistendo ai loro incanti, ricevette un dono dalla regina, rimasta affascinata dalla fedeltà di costui. La sirena colpì con la coda il fianco della nave e dalla schiuma, creatasi dal movimento dell'acqua, formò il velo nuziale per la giovane sposa. Arrivato il giorno delle nozze, consegnò il dono alla sua fidanzata, la quale fu ammirata ed invidiata da tutte le giovani dell'isola e costoro cominciarono ad imitare il merletto del suo velo utilizzando ago e filo sempre più sottile, sperando così di creare un ricamo ancora più bello per il loro abito da sposa. ⠀ Approfondisci la conoscenza del territorio ammirando altre splendide foto come questa, seguendo le community di @igvenezia & @igveneto_ Per entrare a far parte della nostra gallery utilizzate il nostro hashtag ufficiale e taggate le vostre foto. ⠀ 📝 #ig_italia #italia #instagramitalia #ig_italia_borghiecitta #italy #burano
📷 @brigrc 📍#Varenna ⠀ Nominata come villaggio di pescatori nel 769 fu alleata nell'epoca dei Comuni a Milano, venne distrutta dai comaschi nel 1126. Accolse gli esuli dall'Isola Comacina, che subì simili sorte nel 1169: venne devastata, il suo castello e le sue chiese distrutte. Il quartiere dove si rifugiarono venne chiamato Insula nova, nome che poi venne esteso all'intero borgo, che in poco tempo divenne uno dei più ricchi del lago. Ancora oggi ogni anno si celebra l'esodo dei comacini e l'accoglienza dei varennesi, il sabato e la domenica della settimana in cui cade il 24 giugno, festa di San Giovanni. Il lago viene illuminato a giorno con migliaia di lumaghitt, lumini galleggianti abbandonati sulle acque, come a ricordare le anime derelitte che navigarono da una sponda all'altra, scappando dalle proprie case in fiamme. I famosi artigiani chiamati Maestri Comacini sono i discendenti di questa gente. Varenna si contese militarmente Lierna con Mandello per oltre 250 anni, nel 1375 Lierna divenne parte integrante di Varenna, successivamente Lierna riuscì a porre fine alle contese ottenendo la propria indipendenza amministrativa nel 1743. ⠀ 👍 Segui tutte le storie nella nostra pagina Facebook 📝 #ig_italia #italia #ig_italia_borghiecitta #italy
📷 @secretagent_wesanderson 📍 #Firenze#Buongiorno ragazzi, Firenze è in assoluto una delle città italiane più belle, amate e conosciute in tutto mondo grazie alla sua antica bellezza e alla sua importante storia. Oltre a monumenti famosissimi come il museo degli Uffizi, la Cattedrale di Santa Maria del Fiore o Ponte Vecchio – mete obbligate per chi visita Firenze per la prima volta – in città ci sono tanti piccoli scorci e luoghi nascosti, tutti da scoprire, come il tepidarium. In via Bolognese, vicino Ponte Rosso e all’interno del Giardino dell’Orticoltura, si trova la più grande serra d’Italia: il Tepidarium. Questo luogo, assolutamente magico, è un gioiello architettonico in puro stile Liberty costruito nel 1862 dal celebre architetto Giacomo Roster. Questa splendida serra apianta rettangolare, realizzata interamente in vetro, ghisa e ferro si estende per ben 38,50 metri di lunghezza con 17 di larghezza, con una altezza massima nella parte centrale di 14 metri. Gli oltre 650 metri quadrati di superficie totale sono sovrastati da una copertura a volta che ricorda la carena di una nave rovesciata. Il Tepidarium, pensato e realizzato appunto come serra “tiepida”, un edificio riscaldato dove conservare piante di ogni tipo, anche esotiche, è poco noto ai turisti ma vale senza dubbio una visita, soprattutto in primavera. Tutti gli anni, infatti, il 25 di Aprile il Giardino organizza la tradizionale mostra dei fiori all’interno della serra e, oltre alle numerose varietà di piante e fiori esposti, potrete ammirare uno spettacolo a dir poco unico: la nascita delle farfalle. ⠀ Approfondisci la conoscenza del territorio ammirando altre splendide foto come questa, seguendo le community di @ig_firenze & @ig_toscana_ Per entrare a far parte della nostra gallery utilizzate il nostro hashtag ufficiale e taggate le vostre foto. ⠀ 👍 Segui tutte le storie nella nostra pagina Facebook 📝 #ig_italia #italia #instagramitalia #ig_italia_borghiecitta #italy #goodmorning
📷 @samuele_brunozzi 📍 #SanMarino ⠀ Costruita direttamente sulla pietra del monte senza alcuna fondamenta, la Prima Torre, a base pentagonale, risale al X secolo, ma è stata rafforzata più volte successivamente. Ricostruita nella seconda metà del XV secolo, nel XVI secolo è stata ricoperta con una copertura a spioventi. È detta anche “Rocca Guaita” e tra le sue solide pareti, protette da un doppio girone murario (quello esterno con merli e torrioni decapitati agli angoli), si riparava il popolo durante gli assedi. Alcuni ambienti furono adibiti a carcere fino all’ottobre del 1970. Lo stemma barocco di pietra che si vede sulla porta d’ingresso è quello della Repubblica e risale al 1600, prima apparteneva al vecchio Palazzo Pubblico. La cinta interna è limitata dalla Torre campanaria e dalla Torre della Penna, costruite alcuni secoli piu tardi. La porta superiore, a cui si può giungere per mezzo di una scala, è difesa da una bertesca del 1481. Nel cortile sono presenti alcuni pezzi d’artiglieria risalenti all’ultima guerra: due mortai, dono di Vittorio Emanuele II, due cannoni (da 75 mm) utilizzati a salve dalla Guardia di Rocca nelle festività, dono di Vittorio Emanuele III. ⠀ 👍 Segui tutte le storie nella nostra pagina Facebook 📝 #ig_italia #italia #instagramitalia #ig_italia_borghiecitta #italy
📷 @steezfede 📍 #CastelSantAngelo ⠀ L’imperatore Adriano fece costruire Castel S.Angelo nel 135 d.C. sull'area degli "Horti Domiziani" affinché servisse da tomba imperiale per sé ed i suoi successori. Il mausoleo, opera dell'architetto Demetriano, fu terminato, dopo la morte di Adriano, nel 139 sotto Antonino Pio. Per mettere in comunicazione il sepolcro con il Campo Marzio fu costruito un nuovo ponte, il "ponte Elio" (l'odierno Ponte S.Angelo) che fu inaugurato nel 134 d.C. Il sepolcro sorgeva subito al di là del ponte: la sua struttura, inglobata dentro Castel S.Angelo, si è in gran parte conservata. L'edificio aveva una base quadrata di 89 metri per lato ed un'altezza di 15 metri; su questa, una seconda costruzione cilindrica alta circa 20 metri, sopra ancora un tempietto circolare, circondato da colonne, alto come la costruzione sottostante e su tutto una quadriga bronzea guidata da un colossale Adriano. Al centro del monumento, accessibile tramite una scala elicoidale interna, si trovava la camera funeraria. Tutti gli imperatori Antonini e i Severi fino a Caracalla (217 d.C.) furono sepolti qui. Il Mausoleo divenne ben presto un bastione avanzato delle Mura Aureliane. Nell'VIII secolo fu collegata al ponte da un complesso fortificato con torri, merli, feritoie e con due porte, una verso il ponte, l'altra verso S.Pietro. A causa delle guerre scomparvero le colonne e le statue che ornavano il mausoleo, compresa la quadriga e la statua di Adriano: la costruzione cilindrica si stagliava come una torre e l'antica Mole Adriana si trasformò per sempre in Castello. Su questo fece perno la Città Leonina, che lo inglobò nelle mura vaticane fatte costruire da papa Leone IV per difendere la tomba di S.Pietro. Nel IX-X secolo si affermò la leggenda secondo la quale, nel 590 d.C., mentre papa Gregorio Magno attraversava Ponte Elio durante una processione penitenziale, ebbe la visione dell'arcangelo Michele che sulla sommità della Mole Adriana rinfoderava la spada, a significare la fine della pestilenza che affliggeva Roma. Una statua dell'arcangelo sarebbe stata sul fastigio del Castello almeno dalla fine dell'XI secolo. ⠀ 📝 #ig_italia #italia #ig_italia_borghiecitta
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